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Quel “socialista scomodo”, primo presidente del Consiglio regionale dell’Umbria: Fabio Fiorelli

Era lui stesso a definirsi così, un “socialista scomodo”. È stato per sette anni il presidente del Consiglio regionale dell’Umbria, oggi Assemblea legislativa, e, dal 1977 al 1979, vi ha ricoperto l’incarico di segretario e di vicepresidente. Diresse e coordinò i lavori della fase costituente della Regione, che culminò nell’approvazione dello statuto.
Era nato a Terni, nel maggio del 1921. Conseguita la maturità classica, nel 1941 si arruolò come volontario, rimanendo sotto le armi fino all'8 settembre 1943. Nell’estate del 1944 si iscrisse al Partito socialista italiano, contribuendo in particolare all’attività della prima Federazione giovanile socialista di Terni, della quale fu anche segretario. Partecipò alla fondazione del settimanale «Avanguardia Socialista» e collaborò a «La Turbina», un periodico politico locale. Nel corso della sua lunga militanza politica, fino al 1985, ricoprì vari incarichi all'interno del partito. Nel 1945 conobbe Tito Oro Nobili, figura per lui particolarmente significativa.
Nell’immediato dopoguerra fu prima impiegato presso il Servizio provinciale alimentazione (SEPRAL) poi presso l'Ufficio provinciale del lavoro di Terni, come responsabile del collocamento. In quello stesso periodo, Nobili lo chiamò presso la Società «Terni», dove organizzò e gestì alcune attività sociali destinate ai figli dei lavoratori dell’azienda. Successivamente fu trasferito alle acciaierie, con la qualifica di impiegato contabile nel settore delle manutenzioni murarie.
Nel 1952 ebbe inizio la sua attività di amministratore pubblico con l’elezione nel Consiglio provinciale di Terni dal quale, subito dopo, fu nominato assessore alla sanità e all'assistenza sociale. Nel 1956 fu rieletto in Provincia e fu ancora assessore, occupandosi delle stesse materie. Tornato in Consiglio nel 1960, fu presidente della Giunta provinciale, accrescendo così il suo impegno nelle attività di programmazione, anche a livello regionale. Riconfermato nel 1964, guidò la Provincia di Terni fino al 1970. Importante fu anche il ruolo che svolse come presidente del Comitato regionale per la programmazione economica dell'Umbria, dedicando particolare attenzione alle ricerche territoriali nel campo economico-sociale ed istituzionale e alle problematiche della viabilità interprovinciale. Fu attivo, inoltre, all’interno del Centro regionale umbro di ricerche economiche e sociali (CRPSEU) e del successivo Centro regionale umbro di ricerche economiche e sociali (CRURES).
Nelle elezioni amministrative del 7 giugno 1970 fu eletto consigliere regionale, contribuendo, fino al 1979, alla nascita e sviluppo della Regione. Nelle elezioni politiche del 1979, si candidò al Senato, di concerto con la Federazione ternana del PSI, senza però essere eletto. Nel 1980 divenne consigliere comunale di Terni e, dal 1981 al 1984, fu assessore alla cultura e vicesindaco della sua città; fu anche presidente del Consorzio socio-economico-urbanistico dei comuni del comprensorio ternano. Come assessore alla cultura è ricordato soprattutto per il progetto della Bibliomediateca comunale, poi realizzato. A partire dal 1985 terminò la sua attività di amministratore pubblico ed interruppe anche il suo impegno politico all’interno del PSI. Si candidò ancora alle elezioni comunali di Terni, come indipendente nelle liste del Partito socialista democratico italiano, ma non ebbe successo. Si spense a Preci, il 20 luglio 1988.
La prima visita al suo archivio, allora conservato presso l’abitazione della famiglia a Terni, fu effettuata a giugno 2001. La Soprintendenza archivistica per l’Umbria, già da diverso tempo, in particolare dopo la bufera abbattutasi sul mondo politico italiano agli inizi degli anni Novanta, con “Tangentopoli” e la trasformazione e scomparsa delle compagini politiche tradizionali, lavorava alla ricognizione, nel territorio regionale, della documentazione prodotta da partiti, associazioni e personaggi politici, al fine di preservare la memoria storica del periodo precedente.
La documentazione di Fabio Fiorelli, tra cui abbondano i documenti relativi alla sua attività nel PSI, risultò subito particolarmente significativa, costituendo una fonte rara e preziosa per la storia di questo partito a livello regionale, colmando quel “vuoto” determinato dallo “smarrimento” delle fonti ufficiali. Fu infatti dichiarata di interesse storico particolarmente importante subito dopo, con provvedimento del 13 giugno 2001.
Qualche anno più tardi, nel mese di ottobre 2008 i figli di Fiorelli decisero di depositare l’archivio presso l'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale dell’Umbria, al fine di favorirne la tutela e la valorizzazione. Nel corso del 2009, un archivista libero professionista, su incarico della Soprintendenza e con finanziamento dello stesso Ufficio di presidenza, provvide al riordinamento ed alla inventariazione della documentazione  ed una funzionaria della Regione alla catalogazione delle opere a stampa con essa conservate. A dicembre 2009 l'inventario ed il catalogo, arricchiti da un'appendice documentaria, furono pubblicati in un volume edito nella collana della Soprintendenza «Segni di civiltà».
L’archivio, cronologicamente compreso tra il 1944 e il 1988, con documenti acquisiti dopo la morte di Fiorelli fino al 2003, è costituito da 435 unità archivistiche: 308 fascicoli cartacei, nei quali è raccolta la documentazione che testimonia la sua attività politica e di amministratore pubblico, oltre a carte personali, fotografie e rassegna stampa, 119 agende e rubriche telefoniche, 8 audiocassette e videocassette, sette delle quali afferiscono al libro-intervista di Franco Fogliano, pubblicato a dicembre 1988 poco dopo la morte di Fiorelli. Si può consultare la sua descrizione nel SIUSA, il sistema informativo delle Soprintendenze archivistiche.

 

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