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L'armonia di una regione

Motivazioni e scelte espositive per la mostra: «La Musica segreta. Incontro con le ricchezze musicali marchigiane» (Ancona, 18 gennaio - 3 marzo 2019)
Cosa hanno in comune una moderna chitarra elettrica con il progetto settecentesco di un organo a canne, le ninfe danzanti dipinte su un vaso attico con la locandina di una stagione lirica dell'800 ad Ascoli Piceno oppure ancora un antico messale miniato con un autografo di Rossini? Poco, apparentemente, a parte il fatto che, accostati gli uni agli altri, tutti questi elementi contribuiscono a presentare  nel loro insieme l'affascinante e complesso mondo musicale marchigiano.

Se da un lato è infatti ben noto che nel corso dei secoli le Marche abbiano dato i natali ad un ragguardevole numero di musicisti, compositori e cantanti il cui merito è universalmente riconosciuto, non sempre si presta invece attenzione a tutte quelle attività che hanno reso possibile tale concentrazione di artisti, al "vivaio" che sottende a tanto ricca produzione nonché al lavoro - artigianale prima e in seguito industriale - che da sempre necessariamente accompagna e consente l'attività degli artisti, l'esecuzione dei brani e il loro godimento da parte del pubblico. Si tratta di un mondo variegato, ricco e complesso, costantemente all'avanguardia e presente ai più alti livelli creativi.

Le Marche sono conosciute come la regione dai mille borghi (uno per ogni colle), i cui abitanti - estremamente operosi  e solitamente dediti alle proprie attività con orgoglio e serietà - condividono un alto attaccamento al proprio "castello", stimando in primo luogo la propria indipendenza tanto quanto l'orgoglio di appartenenza. Ogni villaggio - desiderando mostrarsi migliore di quelli vicini – impiegò la prosperità acquisita anche nella costruzione di pregevoli opere pubbliche. Ogni comune marchigiano costruì dunque il suo possente muro di cinta dotato di torri merlate, la sua cattedrale, il suo palazzo comunale e infine, in epoca più tarda, nessuno rinunciò all'edificazione del proprio teatro, di massima costituito su base condominiale, cioè di proprietà di tutti quei cittadini che avevano voluto contribuire alle spese di costruzione e decorazione.

Le più antiche documentazioni conservate nella regione riguardano brani di musica religiosa, scritti per accompagnare le preghiere e i momenti salienti delle liturgie, ma anche le sacre rappresentazioni per le feste popolari. Anche in questo ambito il positivo antagonismo fra comuni favorì l’avvio e il successo delle tante Cappelle musicali, vere e proprie scuole musicali religiose, diffuse in tutto il territorio. Ognuna cercava, in concorrenza con le altre, di avere il miglior maestro di cappella e di formare i migliori musici e cantanti, che venivano poi avviati verso le corti non solo italiane, e che tanto hanno contribuito a diffondere la cultura del "bel canto" nell'intera Europa.

Da buone scuole è solito prendere l'avvio un processo virtuoso. Con un paragone solo apparentemente azzardato si può dire che così come l'alto livello della scuola di scherma di Jesi ha permesso il formarsi nella regione dei più grandi campioni italiani contemporanei di questa specialità, allo stesso modo la diffusione delle cappelle musicali ha contribuito a formare una sensibilità musicale diffusa,  inaspettata in una popolazione apparentemente così concreta e pragmatica.

Ben presto si cominciò ad utilizzare la musica anche per sottolineare i momenti solenni della vita civica, nonché per allietare ed accompagnare i giorni di festa popolare. Dopo il fenomeno delle Cappelle musicali, si assiste nelle Marche al proliferare anche delle bande civiche, ognuna diretta da un maestro di solito attentamente selezionato che, oltre a dirigere la banda e ad istruire i compaesani, spesso componeva egli stesso i pezzi da eseguire.

Successivamente, soprattutto fra il '700 e l'800, la musica "profana" entrò nei salotti borghesi e nobiliari e diventò pian piano l'accompagnamento irrinunciabile per qualsiasi evento familiare e sociale, in questo sostenuta dalla magnifica produzione musicale dei grandi artisti che qui sono nati e si sono formati. Compositori, cantanti e musicisti, ma anche ballerini e coreografi, si sono succeduti numerosi ed hanno nuovamente visitato tutte le corti europee, ottenendo sempre grandi riconoscimenti internazionali.

Non bisogna dimenticare poi che, per fare musica e teatro, non basta avere dei grandi musicisti per comporre ed eseguire i brani; è indispensabile che tale pletora di artisti sia supportata da un altrettanto cospicuo numero di artigiani, e che le creazioni e produzioni di questi ultimi siano - nel loro campo - altrettanto pregevoli.

Dalla tradizionale lavorazione dell'osso, nata inizialmente per creare i tanti attrezzi necessari per il lavoro dei campi, si sviluppò  - quasi come ovvia conseguenza – la sempre maggiore abilità nell’utilizzo di tale duttile materiale anche per la produzione dei tasti per gli organi, per le spinette e quindi per le splendide fisarmoniche prodotte a Castelfidardo. I migliori artisti ed artigiani locali vennero "ingaggiati" dai vari centri civici per la decorazione del proprio teatro: architetti per la progettazione, pittori per le decorazioni di pareti e sipari e poi falegnami, ottonari e vetrai per la realizzazione di tutti gli arredi interni, sarti e ricamatrici per costumi e tendaggi.

Sembra quasi di poter sostenere che lo spirito musicale che anima la regione abbia in qualche modo anche contribuito al formarsi di alcuni di quei distretti industriali che hanno fino ad oggi costituito la colonna portante dell'economia produttiva marchigiana. Non si può non ricordare quale fondamentale contributo abbia dato l'imprenditoria regionale alla musica contemporanea, soprattutto quella elettronica. Imprese come Farfisa o Eko hanno lasciato un grande segno giungendo - tra le prime nel mondo - alla realizzazione delle chitarre elettriche e dei primi sintetizzatori e amplificatori, applicando genialmente l'elettronica nella gestione e creazione dei suoni.  Queste due eccellenze nascono e si sviluppano in un panorama articolatissimo costituito da decine e decine di piccole e medie imprese che crescono mietendo notevoli successi e producendo un gran numero di brevetti, alcune già a partire dal XIX secolo.

Da tutta questa riflessione l’allora Soprintendenza archivistica e bibliografica dell'Umbria e delle Marche e l’Associazione Marchigiana per la Ricerca e Valorizzazione delle Fonti Musicali – ARIM Onlus, sono partiti - all'indomani degli eventi sismici del 2016-2017 - avviando un comune lavoro teso alla salvaguardia in particolare degli archivi musicali, fra gli altri maggiormente esposti a rischio di dispersione per le loro peculiari caratteristiche.

In effetti la documentazione musicale - fatta salva quella dei principali e più famosi autori o quella di note e antiche scuole (le Cappelle musicali) è sovente contenuta - quasi nascosta come fosse cosa "frivola" e superflua - in più cospicui archivi di famiglie o negli archivi dei conventi e delle diocesi, spesso frammista ad altra documentazione considerata generalmente di maggiore importanza. Tutt'ora parte di tali preziose testimonianze risulta scarsamente studiata e conosciuta, nonostante un serio lavoro di censimento delle fonti musicali marchigiane voluto negli anni '90 dalla Regione Marche, che non è però mai stato da allora aggiornato e revisionato. A causa dei recenti eventi sismici, dunque, la situazione dei fondi musicali è diventata ulteriormente complessa e sfuggente, sottraendo al nostro territorio, talvolta, la possibilità di fruire liberamente della propria produzione musicale e di conoscere parte della propria storia.

Questa collaborazione fra la Soprintendenza e l'ARIM ha prodotto come primo risultato una "vetrina" per poter illustrare al pubblico questa infinita ricchezza - mai sufficientemente conosciuta e apprezzata nella sua interezza - e la pluralità delle arti e delle produzioni che sono intervenute a crearla.

La mostra, intitolata «La Musica segreta. Incontro con le ricchezze musicali marchigiane», ha potuto realizzarsi grazie alla collaborazione offerta dal Polo museale delle Marche e, in particolare, dal Museo archeologico nazionale delle Marche (Ancona), che ha messo a disposizione i propri locali e le strutture espositive.

L'idea delle curatrici - Paola Ciarlantini, presidente dell'ARIM, e Elena Lume, Soprintendenza - è stata da subito quella di non limitarsi ad una esposizione cronologica e didascalica della storia della musica nelle Marche attraverso i documenti archivistici, che mai avrebbe potuto essere pienamente esaustiva a causa dell'ampiezza e complessità del tema. Si è preferito invece mostrarne l'enorme ricchezza e la ricaduta in ogni settore culturale ed economico avvicinando materiali regionali di pregio assoluto, di varia provenienza, epoca e tipologia: rari reperti archeologici con chiari riferimenti alla musica; codici membranacei miniati; partiture autografe dei principali compositori marchigiani; strumenti musicali antichi e moderni; materiali teatrali e costumi di scena. L'apparente disordine era in realtà scandito da una netta suddivisione per temi e ambiti musicali, in modo tale che l'insieme degli oggetti esposti - ancorché apparentemente eterogenei - potesse raccontare al visitatore una storia completa e interessante.

Sono stati individuati sette temi principali: Gli strumenti musicali; Le scritture musicali; La musica sacra; La musica profana; Il teatro; Gli artisti; Nuovi strumenti. Sette temi, come sette sono le note musicali e sette i colori dell'iride che contraddistinguevano il tema grafico dell'esposizione, guidando il visitatore da una vetrina all'altra e da una scoperta all'altra.

Nel selezionare i pezzi da esporre si è data preferenza a quanto di più raro o meno conosciuto ci fosse nel territorio, tralasciando dunque alcuni documenti di probabile maggior richiamo, ma sicuramente già noti e studiati. Nell'accostare antichi vasi attici o reperti piceni a tema musicale a documenti archivistici e bibliografici di epoca medievale e moderna, si è voluto far intendere come non sia possibile racchiudere  il tema della musica in rigidi contenitori logici, ma come invece quest'arte sia sottesa a tutta la storia del nostro territorio e ne costituisca un solido fil rouge a partire dalle sue più antiche origini.

Nel corso dell'evento espositivo, inoltre, sono stati programmati brevi momenti musicali e percorsi guidati alla scoperta dei “segreti” dei pezzi esposti (anche grazie all’utilizzo di supporti multimediali). Per tale motivo si è ritenuto di coinvolgere anche il liceo musicale Rinaldini di Ancona, per la specificità della sua offerta formativa. La mostra, progettata per avere fini didattici e divulgativi, si è svolta dal 18 gennaio al 3 marzo 2019 presso locali appositamente dedicati del Museo archeologico nazionale di Ancona.

Per realizzare tale evento si è posta in atto la massima collaborazione fra le varie realtà culturali e amministrative del territorio: oltre agli Istituti periferici del MiBAC (Soprintendenza archivistica e bibliografica, Polo Museale, Archivi di Stato e Biblioteca statale di Macerata), hanno partecipato all’iniziativa con i propri istituti culturali e le proprie collezioni anche il Comune di Ancona, nonché quelli di Ascoli Piceno, San Ginesio, Camerino, Castelfidardo, Recanati e Visso; le Arcidiocesi di Ancona-Osimo e di Camerino-San Severino Marche; nonché varie associazioni culturali, imprese e privati collezionisti. Circa venti diversi soggetti che, sul tema della musica, hanno saputo mettere in piedi la giusta sinergia per realizzare questa mostra, dalla quale si spera possano discendere presto nuovi e coinvolgenti progetti, attirando l'interesse per nuove collaborazioni.

 

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