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Dalla campagna umbra all’Archivio di Stato di Perugia: la storia dell’archivio di Luca Ronconi

Per noi della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria e delle Marche, tutto ebbe inizio in una piovosa giornata della primavera del 2015, quando ci recammo a Santacristina di Gubbio, presso quella che era stata, fino a poco tempo prima, la residenza umbra di Luca Ronconi: un casale tradizionale, acquistato alla fine degli anni Settanta e poi ristrutturato da Gae Aulenti, in un luogo sicuramente suggestivo.

Poco distante aveva anche sede il Centro teatrale Santacristina, fondato nel 2002 con Roberta Carlotto, amica e collaboratrice di lunga vita: lui ne era stato direttore, lei ne è ancora oggi presidente.

Ronconi, nato in Tunisia l’8 marzo 1933, era morto da poco a Milano, il 21 febbraio 2015: al Piccolo Teatro, intanto, era in scena Lehman Trilogy, la sua ultima regia.

Quel giorno, a Casa del Diavolo, ai piedi delle colline che si stendono tra Gubbio e Perugia, ci aspettavano Claudia Di Giacomo, il suo esecutore testamentario, e Roberta Carlotto, alla quale Ronconi aveva destinato, secondo il documento olografo del 25 settembre 2013, l’archivio e i volumi della sua biblioteca di argomento professionale. Alla fine di quella mattinata ci salutammo, per risentirci al più presto.

Subito dopo, in attesa di individuare un’idonea sede di conservazione, si decise di portare tutto il materiale a Perugia, presso la Soprintendenza, affinché un funzionario ne prendesse visione e avviasse le pratiche necessarie per la dichiarazione di interesse storico particolarmente importante, poi emessa il 26 aprile 2016.

Da lì si è avviato un lungo percorso, durato oltre due anni, passato attraverso l’imballaggio e il trasferimento di documenti e libri e l’arrivo a Perugia di altri cospicui nuclei di documentazione, dal Piccolo Teatro di Milano, dove Ronconi aveva lavorato fino alla sua morte, e dal Centro teatrale Santacristina.

Poi c’è stato il paziente lavoro di riordinamento e inventariazione dell’archivio e la catalogazione di libri e dischi. Nel frattempo, sono stati realizzati due progetti di digitalizzazione di circa 12000 tra fotografie, documenti, premi e riconoscimenti.

Infine il 28 aprile 2017 la consegna: l’archivio sistemato e dotato del suo inventario, con la biblioteca catalogata e l’annessa collezione di dischi, sono arrivati a piazza Giordano Bruno, presi in consegna dall’Archivio di Stato di Perugia, grazie al deposito effettuato ai sensi dell’art. 43 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42) ed autorizzato dalla Direzione generale archivi.

Si tratta di 793 fascicoli, condizionati in 173 buste, con estremi cronologici 1951-2015 e precedenti al 1913: documentazione di natura professionale, cui si aggiungono carte miste e private, ed anche un piccolo nucleo documentario di Fernanda Nardi, la mamma di Ronconi. Ci sono tanti copioni, talvolta in più esemplari e con annotazioni, tante fotografie di scena, tra cui quelle di alcuni grandi fotografi italiani come Marcello Norberth e Tommaso Le Pera per il teatro, Lelli e Masotti della Scala e Roberto Marchiori di Firenze per la lirica; ci sono, inoltre, programmi di sala, anche in formato ridotto, locandine e manifesti; premi e riconoscimenti ricevuti, cioè medaglie, targhe, coppe, sculture, opere d’arte, diplomi, fogli con le motivazioni; poi c’è la corrispondenza, inserita un po’ dovunque nei fascicoli; la rassegna stampa; tavole, piante, prospetti, schizzi, bozzetti, planimetrie, disegni, inviti; appunti, programmi e progetti; materiale audiovideo; opere a stampa, sia in originale che in fotocopia; lettere di incarico, contratti e fatture; tesi di laurea sui suoi spettacoli; tanta documentazione ricevuta da collaboratori, più o meno stretti, o da chi inviava un copione per un giudizio o un curriculum per una parte; tessere di adesione ad associazioni; sculture, stampe, dipinti e disegni; periodici e cataloghi di giardinaggio; corrispondenza di natura privata, talvolta riservata; documenti di riconoscimento; documentazione relativa a spese di gestione di proprietà, tasse e assicurazioni, di natura sanitaria e veterinaria, pagamenti SIAE; alcuni quaderni, rubriche ed agende; appunti scolastici; tante fotografie familiari, della casa di Santacristina, di animali, di amici, di viaggi.

In questo lungo percorso attraverso le carte del Maestro, come in molti usavano ed usano ancora chiamarlo, pur senza godere dei suoi spettacoli, grande è stato il piacere dell’archivista di avvicinarsi alla sua creazione artistica, imparando tante cose sulla sua attività professionale e soprattutto comprendendo perché, in molti, lo chiamavano e lo chiamano ancora, a ragione, proprio così: Maestro!

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