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La Collezione dei disegni dell’Accademia di belle arti Perugia - Il Restauro per la conservazione e la valorizzazione

Il 14 ottobre 2018, in occasione delle “Domenica di carta”, manifestazione promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il Turismo per valorizzare il nostro imponente, ricco e variegato patrimonio, conservato e valorizzato in splendidi luoghi della cultura, la sede di Perugia della Soprintendenza archivistica e bibliografica dell’Umbria e delle Marche e l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, in occasione di una conferenza in cui si mettevano in luce le innumerevoli potenzialità del patrimonio documentario da quest’ultima conservato e quale e quanto, fino ad allora, fosse stato il contributo della Soprintendenza in termini di tutela e valorizzazione, si posero le basi per un intervento di grande impegno, sia i  termini economici che di professionalità, a salvaguardia di un patrimonio culturale tra i più importanti della nostra città.

L’Accademia di belle arti, istituita a Perugia nel 1573 con la denominazione di "Accademia del disegno", divenne nel 1820 un istituto di istruzione pubblica quando, Tommaso Minardi, direttore e insegnante di pittura, allievo di Antonio Canova, la riorganizzò dal punto di vista didattico e amministrativo ribattezzandola “Accademia di Belle Arti”.

L’Accademia, la cui sede è ubicata nell’ex convento di San Francesco al Prato, custodisce un patrimonio storico artistico e documentale di valore inestimabile costituito da una galleria di dipinti, una gipsoteca, una ricca biblioteca, un prezioso archivio - che documenta non solo l’attività dell’Istituto, ma che raccoglie anche importanti fondi personali ad essa donati quali le carte di Guglielmo Calderini, della famiglia Carattoli e alcune documenti appartenenti a Francesco Moretti -e un considerevole numero di disegni e di opere grafiche estremamente significative.

Si tratta di un fondo di circa 6000 disegni, alcuni dei quali riconducibili a prestigiosi artisti quali, ad esempio, Giovan Battista Piranesi e Jean-Baptiste Wicar, che sono conservati all’interno di cassettiere lignee in parte sciolti e in parte rilegati in album, o collocati in rastrelliere verticali.

Disegni databili tra la fine del Cinquecento e il Novecento, con una prevalenza di opere ottocentesche; un prezioso fondo di studi, schizzi, disegni in cui sono raffigurati temi specifici dal paesaggio, all’architettura, al disegno di figura, alcuni dei quali bisognosi di urgenti interventi di restauro e messa in sicurezza. Una significativa raccolta di varietà tematiche e formali, nella quale trovano spazio sia gli artisti locali che quelli provenienti da altri centri artistici, molti dei quali pervenuti all’Accademia attraverso donazioni.

La consolidata e pluriennale collaborazione tra l’Accademia e la Soprintendenza, la specificità del bene culturale dalla prima detenuto e la consapevolezza della urgente necessità di un intervento a salvaguardia di tale patrimonio hanno indotto la Soprintendenza a mettere in atto tutte le pratiche necessarie perché si potesse intervenire in modo concreto a tutela di tali e tante opere. Stante la ricchezza, l’unicità e l’indubbio valore culturale delle opere in cui si voleva intervenire, si è chiesto e ottenuto, dalla Direzione generale Archivi, un cospicuo finanziamento, si tratta, infatti, di € 60.000, ripartiti in due anni, volto al restauro e alla messa in sicurezza di un consistente numero di disegni.

L’intervento, che ha preso avvio nel 2019 e che proseguirà anche nel corso di questo anno, è stato affidato a due ditte qualificate del settore e permetterà il restauro dei disegni conservati all’interno di cassettiere lignee e la loro messa in sicurezza.

Si tratta di bozzetti, studi, copie, opere che indicano il processo di creazione di un’opera d’arte, testimonianze di enorme rilevanza del periodo formativo di grandi artisti e della loro attività in Umbria.

I disegni spesso realizzati su materiali d’uso di bassa qualità sono fragili ed esposti al deterioramento; moltissimi i tipi di carta utilizzati: carte impregnate, carte tinte in impasto o con preparazioni superficiali. Alcuni dei disegni sono realizzati su frammenti di carta adesi tra loro per formare un foglio di misura adeguata.

In moltissimi casi i supporti conservano anche tracce, piccoli segni o macchie che consentono il riconoscimento delle tecniche esecutive e che sono stati attentamente rilevati e descritti dal laboratorio di restauro che ha curato anche la fase di progettazione propedeutica agli interventi.

Inizialmente sono stati trattati tutti quei danni che nel tempo e con la manipolazione potessero provocare un ulteriore peggioramento dello stato di conservazione delle opere o addirittura la perdita di interi frammenti: residui di ruggine e/o nastro adesivo, eventuali macchie di sospetta origine microbica, strappi, lacerazioni e lacune particolarmente ampie, ossidazione e di scolorimento della carta di grave entità. Particolare attenzione è stata posta al trattamento di pieghe e deformazioni, che sono state distese per consentire il successivo condizionamento delle opere, e alla rimozione di nastri adesivi e di montaggi non idonei alla conservazione.

Dopo le operazioni preliminari e la pulitura a secco, sono stati effettuati i trattamenti necessari a stabilizzare i supporti, con tecniche e materiali approvati e indicati dall’ICPAL (Istituto Centrale per la patologia degli archivi e del libro).

Si è quindi proceduto alla reintegrazione delle lacune e alla sutura degli strappi, utilizzando carte giapponesi o realizzando ad hoc la carta per le reintegrazioni con la tecnica della “cast pulp paper”, in modo da ottenere una carta di tonalità, grammatura, opacità e texture superficiale simile all’originale. Questa tecnica si è rivelata particolarmente utile per il restauro delle carte moderne non vergate e di bassa grammatura. In diversi casi è stato possibile rinvenire e ricollocare frammenti che erano stati perduti, permettendo così la ricostruzione di parti illustrate.

L’intervento ha poi interessato anche i supporti di condizionamento dei disegni attraverso la sostituzione delle cartelle in cartone acido nelle quali sono collocati tutti i disegni sciolti, dei passepartout nel caso di opere particolarmente fragili in modo da evitarne l’attrito, di contenitori a quattro falde per i taccuini e le opere rilegate di piccole dimensioni e, infine,  del rivestimento dei cassetti con cartoncino a pH neutro, idoneo alla conservazione, per consentire la corretta conservazione e la manipolazione sicura dei disegni stessi, visto che in molti casi i supporti sono costituiti da carte fragili e sottili, da carte da lucido e da tecniche esecutive polverulente.

Gli interventi sopra descritti, al momento, hanno riguardato oltre 500 disegni e sono stati eseguiti nel massimo rispetto di tutti gli elementi originali che fanno parte della “storia dell’opera”.

L’intero progetto, che a regime vedrà il restauro e la messa in sicurezza di circa 2800 disegni, dovrebbe essere concluso, emergenza in atto permettendo, entro la fine di questo anno garantendo a questo importante patrimonio artistico oltre che una corretta conservazione una più sicura manipolazione e fruizione.

Ringraziamo per le foto Papier Restauro di Marta Silvia Filippini.

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