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Il castello di Monterone attraverso le carte dell’archivio Piceller, Cancani e Ricci Des Ferres

Pitschieller,(Pitsciller) così in origine era il nome della famiglia di commercianti, originari della regione austriaca della Stiria, che negli ultimi decenni del XVIII secolo si trasferì a Perugia. Cristoforo Piceller, figlio di Giovanangelo Piceller e Cristina Senoner, nato in Val Gardena il 17 gennaio 1763, venne a Perugia nel novembre del 1771; commerciante di ferramenta aveva una abitazione propria in via della Pescheria n. 10 con due botteghe poste sotto l’abitazione al n. 8 e n. 12, altre abitazioni con botteghe nella stessa contrada, una bottega in piazza del Sopramuro (dove era il Collegio dei Lavori), casa e bottega a Foligno, a Bastia  e proprietario inoltre dei poderi di Monterone, Casella e Valiano. (testamento, datato 8 marzo 1840). Il podere di Monterone viene ereditato dal figlio di Cristoforo, Epitetto Piceller il quale, insieme alla moglie Odda Mezzanotte, divide il podere in due colònie, con ampliamento di stalle e abitazioni. Epitetto Piceller e Odda Mezzanotte ebbero 7 figli di cui un solo maschio, Alessandro, che ereditò il predio vocabolo Monterone con casa colonica e camere padronali, composto di tre appezzamenti di terra nei sobborghi, Mappa di S. Petronilla e Carmine, così è scritto nella nota di trascrizione all’Ufficio delle Ipoteche avvenuta il 29 novembre 1870 in cui  sono descritti i beni di proprietà che Epitetto Piceller cede al figlio Alessandro.
Fonti scritte riportano che il castello di Monterone fu inaugurato il 23 novembre 1849 dal vescovo Vincenzo Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII, i lavori furono diretti da Filippo Lardoni, mentre il successivo ampliamento (1874-86) venne curato da Alessandro Arienti (famoso architetto) e avvenne nel periodo in cui il castello era di proprietà di Alessandro.
Alessandro Piceller si dedicò con molta vena artistica alla ristrutturazione del castello, ampliandolo con nuove costruzioni: il granaio che fece costruire per il colono, ricostruì poi il ponte levatoio e via via altre modifiche; impreziosì poi il castello con moltissimi oggetti di valore artistico e storico. Alessandro Piceller fu un famoso antiquario e, proprio per questa sua passione per l’antichità, a volte collezionava oggetti di dubbia autenticità, era continuamente portato in giro dai perugini tanto che venne coniato il detto antichità di Piceller. Il castello di Monterone, meglio conosciuto come castello di Piceller, divenne proprietà del nipote Pietro Cancani, Nel 1931 Pietro Cancani iniziò i lavori di ristrutturazione all’interno del castello per andarci ad abitare con la moglie Gabriella Ricci Des Ferres. Tra i documenti curiosa è la lettera che il 9 luglio 1931 il geometra Giuseppe Salvietti scrisse a Pietro Cancani, esprimendosi con queste parole: Più e più volte il sig. Alessandro, compianto suo zio, mi parlò di tradizioni di tesori nascosti che dovrebbero sussistere nel castelletto di Monterone, o nel dattorno e contado, nonché nell’ex Convento omonimo e suo recinto”.

Durante la seconda guerra mondiale il Castello venne usato come ricovero per gli sfollati.

Così racconta il fatto Pietro Cancani:

“Nell’autunno 1943 mentre con mia moglie abitavamo nel castello Piceller, di mia proprietà in Monterone, mi giunse all’improvviso nel mese di dicembre un Decreto di requisizione del Comune di Perugia su proposta dell’Ente Assistenza Profughi. Mi opposi immediatamente a questo provvedimento e ottenni difatti che mi fosse riservato l’appartamento già occupato con mia moglie, mentre per gli altri ambienti l’Ente avrebbe provveduto a destinarli a persone di civile condizione data la caratteristica dell’immobile che racchiudeva una quantità di oggetti artistici e storici e che risale al XIII secolo….”

Durante il periodo di Natale del 1943, il proprietario si recò a Roma, prima di partire raccolse nel suo appartamento tutti gli oggetti di valore artistico e storico che erano rimasti dalla collezione di Alessandro Piceller: stampe, quadri, mobili autentici, oggetti di scavo, stoffe, libri, documenti interessanti degli archivi privati delle famiglie perugine Siepi, Mezzanotte e Piceller e documenti di storia locale e chiuse l’appartamento a chiave.

Durante momentanea assenza, senza nessun avviso, vennero immessi dei profughi, provenienti dall’Italia meridionale, non solo nelle stanze lasciate aperte ma anche nell’appartamento riservato scassinandone la porta I profughi saccheggiarono tutto l’appartamento, incendiando mobili e svaligiando quanto capitò loro sottomano. Frantumarono statue, mobili, quadri, stampe e bruciarono pregevoli documenti storici; si è casualmente salvato un incarto che ci rivela la singolare vicenda di un’importante opera d’arte oggi custodita nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Si tratta di una tavola di Bartolomeo Caporali, pittore perugino, di cui ben poco è rimasto nella sua città natale.

Così Pietro Cancani descrisse  il castello e i danni subiti in seguito al saccheggio:

“Il pianterreno ha un grande salone d’ingresso, ammobiliato con sedioni e cantoniere antiche di noce, oggi distrutte. La volta, a 18 scomparti, è affrescata con stemmi di Capitani Sulle pareti si leggono le seguenti iscrizioni: “4 maggio 1416 – San Bevignate-Accampamento di Braccio da Montone contro i Raspanti” “Monterone I maggio 1522 – Accampamento di Malatesta Baglioni contro suo zio Gentile”. Tanto la volta come le pareti sono ora completamente annerite dal fumo della cucina immessa dal bracciante Zappacenere nell’artistico camino di pietra serena, stemmato, recante l’iscrizione “CALOR – VITAM”.

A destra del portale duecentesco si trova un antico Refettorio, con grande camino gotico-romanico, di cotto, intatto, con stemmi e fregi pregevolissimi. Le pareti sono rivestite da alti pannelli di noce antica intagliata, sormontati da cornicione e muniti di panche gotiche stimmate. La volta, a costoloni, è affrescata con le figure di due cavalieri e vedute antiche di Perugia. Vi si trovano numerosi frammenti archeologici, colonne, capitelli, teste, statue. A sinistra del Refettorio vi è un’antica scala interna del 1200, che conduce al fabbricato antico dove si trovano una camera d’accesso, due grandi stanze con passerella levatoia e terrazzina fortificata. La passerella come il ponte levatoio sono ora ridotti allo scheletro, essendo stato distrutto il parapetto di pietra trecentesca e scomparse le colonne, i modiglioni, le catene, e tutto il meccanismo che regolava il movimento del ponte....

Nel giardino vi è un antico pozzo di pietra, ora danneggiato, profondo 25 metri, con acqua di sorgente.

Tutto l’edificio è ornato di sculture, stemmi, urne etrusche, teste, bifore, piastrelle di cotto, colonnine, mensole, iscrizioni antiche autentiche, circa un centinaio, e cosi via continua a indicare i danni subiti.

Il castello, nel corso degli anni, ha avuto diversi proprietari: dai Piceller, agli Antonini, alla Società Venture Capital con sede a Roma, poi è stato acquistato dalla Società ANGEI s.p.a di Perugia che ne è tuttora proprietaria.

Il castello venne dichiarato di interesse particolarmente importante dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici nel 1996.

Nella relazione che accompagna il decreto di notifica, il castello viene così descritto: il castello Piceller che è fondato su strutture molto antiche si presenta come una riedizione del gusto romantico e gotico caratteristico della cultura tardo ottocentesca ed in particolare del gusto eclettico ove si fondono stili e forme diverse.

Anche il giardino è testimonianza delle opere di intervento nelle diverse epoche.

Vari particolari costruttivi e l’uso dei più diversi materiali fanno del castello  Piceller un unicum nel suo genere diverso da numerosi altri castelli coevi del XIX secolo presenti in Umbria.

Oggi, dopo importanti interventi di restauro e ristrutturazione, il castello è stato adibito a albergo.

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